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Il Re del Gancio
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[from http://blogs.myspace.com/metalsirens]

Gli  Iridyum, band palermitana formatasi nel 2002 con all’attivo già due ep, presentano per il 2009 il nuovo lavoro, un full length melodico e grintoso.  La grafica di copertina non è proprio delle più accattivanti, per la proposta di un prodotto al grande pubblico e ad un etichetta seria conta anche l’abito del monaco.  Ma concentriamoci sul prodotto musicale, di certo più interessante.  Parto con l’elogiare la qualità di registrazione,  professionalissima vista l’autoproduzione. L’album si apre con “Light and Shadow”, brano efficace e diretto, dove la voce di Laura, decisa e grintosa, si sposa perfettamente la sezione strumentale. Segue “Fighting”, dal ritornello accattivante, dove i ragazzi confermano d’avere un gusto compositivo teso ad un’utenza variegata e se vogliamo già rodata. Ci ricordano infatti Evanescence, Skunk Anansie e Lacuna Coil in prima linea. L’album incalza con “Memories of life”,  brano potente e nostalgico, uno dei più riusciti, a mio parere, dell’intero cd. “Illusionless”, continua sulla riga dei brani precedenti;  La successiva è “So alone” struggente, malinconica ma incazzata al punto giusto, e spiana la strada a “I have no choice”, uno dei brani più”nu metal” di “What I feel inside”.  Arrivati a “Sad Indifference”, l’ascolto comincia ad appesantirsi. Lo stile e la personalità della band ( a mio parere ancora in fase di rodaggio) diventano un po’ ripetitivi e ridondanti.  Su “Scream” ritrovo stilemi fin troppo sentiti. Se nei precedenti brani riuscivo ancora a reggerli dando la responsabilità al target d’ascolto e alla commerciabilità del pezzo, ora comincio a faticare nel distinguere un pezzo dall’altro. La ballad “You” funziona, ma come “Inside”,  ultimo brano, sono gravide di troppe influenze stilistiche.  I testi, pur non avendoli sotto mano, mi sembrano piuttosto elementari, cosa non molto positiva se il cd mira a raggiungere una critica internazionale; cosa positiva per l’ascoltatore medio italiano che vuole cantare il pezzo. In definitiva, l’impegno c’è stato e si sente.  Ma forse manca ancora un po’ di maturità artistica e compositiva, per discostarsi dai grandi e fare propri i loro insegnamenti. Auguro buona fortuna alla band, che saprà prendere la recensione come un consiglio per il futuro.

Voto 6,5/10

Leanor