No Cover Up @ www.ephebia.it
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Sul sito degli Iridyum è possibile ascoltare le sei tracce che saranno incluse nel loro EP, “No cover up”, di prossima uscita, e che costituiscono il materiale per questa recensione. Veniamo al sodo: in un intervista scaricabile dal loro sito, tra le loro influenze gli Iridyum citano Negrita, Rage Against The Machine, Skunk Anansie, Guano Apes, Evanescence e Lacuna Coil. Fonti di ispirazione davvero disparate (e, in alcuni casi tutt’altro che originali di per sé), tra le quali, francamente ci pare di sentire in maniera preponderante gli Evanescence. A volte anche in maniera imbarazzante. Il loro è un nu-metal decisamente melodico, più o meno in linea con la moda attuale. Intendiamoci, gli Iridyum sono molto bravi, sia nel suonare che nel far suonare i loro strumenti. Ma a livello compositivo le canzoni ricordano davvero troppo quelle degli Evanescence, soprattutto nella voce (pur bellissima, anzi secondo me migliore di quella della cantante degli Evanescence) di Laura, in particolar modo nei ritornelli. A mio modesto modo di vedere, gli Iridyum hanno un talento compositivo evidente, ma forse dovrebbero metterlo al servizio della loro personalità, evidente ad esempio nei personalissimi testi che parlano di dolore ma anche di apertura verso la serenità (“There’s some white in this black…”, canta Laura in “A world window”). “Né originali, né scontati”, dicono di se stessi. E’ un’affermazione che corrisponde sostanzialmente a verità, ma occorre fare attenzione a non cadere nelle trappole dell’ammiccamento facile, che rischiano di tramutarsi in emulazione che, se certamente possono funzionare discograficamente, rischiano di chiudere il gruppo in un genere ben definito (e, diciamolo, assolutamente inflazionato) e forse superficiale. E visti gli ispiratori dichiarati, gli Iridyum hanno tutte le carte per potersela giocare.
Emiliano Severoni


